Neofobia alimentare bambini: è tutta un’altra storia

Il rifiuto di mangiare o anche solo provare cibi nuovi accomuna moltissimi bambini in fascia di età tra i 2 e i 6 anni, e, se anche i tuoi figli stanno attraversando questa fase conosciuta come neofobia alimentare dei bambini, sappi, prima di tutto, che non è una situazione pericolosa o patologica. La velocità dei tempi in cui viviamo, il minor contatto con la natura, l’attenzione stessa che poniamo nei confronti delle cose, ci hanno abituate a dei ritmi talmente veloci che tendiamo a perderci dei pezzi. Ma sappi che, in questo caso, la velocità è cattiva consigliera.

Puoi fare qualcosa per invogliare i tuoi piccoli a mangiare? Certo, ci sono tante piccole azioni che possiamo compiere, ma quello che dobbiamo sicuramente proporci non è una soluzione veloce e immediata, quanto piuttosto dei passi verso una maggiore “serenità alimentare”. Sì, perché puoi fare molto per aiutare tuo figlio ad affrontare anche questo passaggio il più serenamente possibile, senza dimenticare di accogliere il suo disagio e le sue difficoltà. Parliamone meglio, perché è tutta un’altra storia rispetto a quello che forse ti hanno raccontato.

La neofobia alimentare dei bambini non è una malattia

La neofobia alimentare dei bambini non è una malattia. Non a priori, non a prescindere da:

  • contesto;
  • evoluzione;
  • quadro di salute generale;
  • altre patologie.

Puoi finalmente respirare, perché, attraverso l’esperienza accumulata con le numerose famiglie che seguo e accompagno attraverso i miei percorsi sulla selettività alimentare, so benissimo quanto possa essere stressante vivere queste situazioni. A maggior ragione quando arrivano cugine, suocere, zii, vicini, chiunque insomma, a dire la propria, per giunta il più delle volte, proprio a sproposito. Perché, schernire un bambino perché non mangia, è quanto di peggio si possa fare: si finisce per sottolineare un comportamento che il bambino continuerà a ripetere anche in modo sfidante.

Neofobia-alimentare- bambini

Sappi che ci sono tantissimi motivi per cui i bambini manifestano il rifiuto di cibi nuovi e quindi la neofobia (dal greco νέος, nuovo, e φόβος, paura), o anche un’accettazione limitata a pochi alimenti noti (in questo caso parliamo di selettività alimentare), e molti di questi non sono direttamente imputabili o connessi a noi genitori, ma sono legati a predisposizioni genetiche e ambientali. Detto questo, è ovvio che, come sempre, il nostro ruolo genitoriale implichi l’impegno a fare qualcosa, a cercare, nel caso specifico, di aiutare i nostri piccini a prendere una maggiore confidenza con il cibo e l’alimentazione.

Cosa fare per superare la neofobia alimentare dei bambini?

3 step da affrontare uniti

Innanzitutto occorre mantenere la calma e focalizzarsi sul fatto che, in linea di massima, ci stiamo muovendo in acque non pericolose per i nostri piccini. Questo è il tipico caso in cui l’unione fa la forza, ed ogni membro della famiglia deve contribuire in qualche modo: tutti insieme per un unico obiettivo, cioè la salute dei nostri figli.

1 Consulta i professionisti

Consulta sempre il pediatra di riferimento, su questo non c’è dubbio. C’è anche da dire che, purtroppo, non tutti i medici sono aggiornati su questo tipo di problematiche, quindi, se la risposta si riduce a un “ma si, di fame non muore” oppure “prima o poi mangerà”, direi che puoi iniziare a guardarti intorno tra professionisti e nutrizionisti specializzati (se hai bisogno di un confronto contattami senza impegno), anche per la scelta del percorso più idoneo da intraprendere.

Come diciamo sempre i bambini non sono tutti uguali, non possiamo quindi pretendere di avere un’unica soluzione universalmente valida. Meglio agire da caso a caso.

Perché è vero che prima o poi mangerà, ma è ancor più vero che più saremo in grado di supportarlo in questa fase così delicata, più avrà modo di superare con serenità neofobie e selettività alimentari. Lasciando che diventino solo un lontano ricordo.

C’è anche da dire, che se la situazione dovesse andare avanti fino agli 8 o 9 anni di età, potrebbe essere il caso anche di intraprendere, sempre rivolgendosi a professionisti affidabili, terapia e tecniche cognitivo comportamentali, un supporto a quel punto probabilmente necessario per gestire la situazione.bambini-mangiano

No al fai da te, che in queste situazioni potrebbe fare più danni, mi raccomando!

2 Dimostrazione e volontà

Non puoi costringere i bambini a mangiare (e ne abbiamo parlato anche a proposito di come proporre le verdure ai bambini) con la forza e con le minacce, occorre invece parlare con loro, anche se sono piccoli, perché anche il solo fatto di verbalizzare quello che sta succedendo (oggi proviamo le zucchine ecc.) sarà una spinta a focalizzarsi sull’accettazione, sicuramente graduale, del nuovo alimento. Certo è che dopo le parole bisogna anche dimostrare. Come?

Ancora una volta uniti, tutti a tavola, dando il buon esempio e diventando un modello. Se proponiamo ai nostri piccini piatti che non vedono mai a tavola, se non per loro, difficilmente saranno spronati anche solo all’assaggio.

3 Mai da soli i cibi “incriminati”

Un piccolo trucchetto “salva ansie” legittime di noi genitori è quello di darsi come regola di:

  • proporre più volte a settimana lo stesso alimento nuovo;
  • facendo in modo di accompagnarlo con altri piatti che accetta volentieri, e sai non rifiuterà.

In questa semplice maniera ti assicurerai:

  • prima di tutto che mangi qualcosa (e lo so noi mamme quanta ansia abbiamo su questa tematica, tanto che per sostenerti e sostenervi sin dall’inizio del vostro viaggio nell’alimentazione infantile, ho scritto anche il mio primo libro: Svezzamento, io mangio con voi!);
  • e poi, che abbia modo di abituarsi a prendere confidenza con il nuovo alimento proposto (sia come manipolazione, che eventualmente nella consistenza e sapore).

Inoltre, il bambino non si sentirà sotto giudizio se lascerà parte delle portate (quelle nuove), e non avvertirà frustrazione e negatività: in questo modo il momento dei pasti non sarà associato con qualcosa di brutto negativo.

Socialità e neofobie

Per i bambini che sviluppano neofobie ci sono anche implicazioni sociali da considerare. Dalla mensa scolastica ai compleanni, dalle feste ai pranzi fuori, i bambini che “non mangiano” vengono spesso attenzionati con negatività.

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E questo è parte del problema, perché più si sottolineano queste cose più il bambino avverte frustrazione e disorientamento. Mi rendo conto che sia impossibile educare e sensibilizzare tutti su queste tematiche (la mia divulgazione ha anche questo scopo, oltre che porsi come aiuto pratico per te che leggi), ma possiamo provare almeno con: maestre; nonni; babysitter; zii. insomma, con le persone che più spesso gravitano attorno ai nostri figli!

Il ruolo della routine nella neofobia alimentare dei bambini

Ti sei mai chiesta che ruolo abbia la routine rispetto alle neofobie alimentari? Quel che è certo è che da buoni abitudinari quali sono, i nostri piccini, vivranno con più serenità una condizione di neofobia alimentare, se alle spalle hanno anche una buona routine alimentare.

Questo cosa significa? Che devo cucinare sempre le stesse cose? Non proprio! Vuol dire più che altro dargli veramente modo di abituarsi a determinati alimenti. Se la mia idea è proporre le zucchine e poi dopo due giorni spariscono per un mese, la mia impresa sarà decisamente più ardua.

Io ti sconsiglio di accanirti su un determinato alimento, ma ti direi invece di variare due o tre, però inserirli in un menù o in una routine settimanale (se poi non hai idea di come gestire questa parte possiamo creare insieme il menù per tutta la famiglia).

Neofobie alimentari e vacanze: che si fa?

Dato che siamo nel periodo estivo, e dato che anti genitori mi esprimono il loro disagio rispetto alla situazione di neofobia alimentare dei bambini e vacanze (siano esse estive o invernali o in qualsiasi altro momento), ho pensato di lasciarti qualche spunto di riflessione anche su questo.

La vacanza è il momento di svago per eccellenza che coinvolge tutta la famiglia, e anche i genitori che lavorano riescono a godersi tempo di gioia e relax con i bambini. Per questo direi che in vacanza è sicuramente il caso di allentare tutte le tensioni, anche quelle relative all’alimentazione.

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Ecco quindi i miei consigli:

  • rilassatevi insieme e fate in modo che anche i pasti siano sereni (cosa che in realtà è auspicabile anche a casa, a maggior ragione con bambini che hanno neofobie);
  • proponi alimenti gestiti dal bambino;
  • continua a proporre cibi nuovi, ma senza troppe aspettative (staccare del tutto lo sconsiglio, sempre meglio non far sparire completamente i cibi nuovi che vuoi proporre).

Insomma, la verità è che non devi fare nulla di diverso rispetto al solito, se non cercare di diminuire ancora di più l’attenzione verso la condizione di neofobia.

Vietato quindi:

  • enfatizzare;
  • sottolineare;
  • forzare;
  • arrabbiarsi.

E anche qui, dovrebbe essere una regola anche a casa, eh!

Accettare e accogliere

Accettare e accogliere questo stato di cose è la via migliore. Occorre dare modo ai bambini di elaborare i cambiamenti, di accettare il nuovo (e tante volte il passaggio di accettazione non riguarda il gusto, quanto piuttosto, “il nuovo e diverso”) e dargli fiducia. Contemporaneamente, confrontarsi e se è il caso, anche affidarsi a professionisti esperti e preparati è l’unica altra cosa da fare. So che è difficile, perché sono mamma anche io, ma le preoccupazioni non cambieranno la situazione in meglio.

Ascolto e accoglienza, fiducia e amore. Raccontami come procede!

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